Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il testo del nuovo regolamento a tutela del mercato siderurgico europeo, introducendo misure più rigide contro l’accesso di importazioni provenienti dai Paesi extra-UE.
Il provvedimento, sostenuto da una larga maggioranza dell’Eurocamera, rappresenta uno dei più rilevanti interventi di politica industriale e commerciale degli ultimi anni nel settore dell’acciaio.
Il nuovo sistema trae origine dall’evoluzione delle norme già introdotte con il Regolamento di esecuzione UE 159/2019, che aveva previsto misure temporanee di salvaguardia per l’industria siderurgica europea. La previsione attuale mira invece a creare una struttura di protezione più stabile e di lungo periodo.
L’obiettivo dichiarato da Bruxelles è quello di contenere gli effetti della sovracapacità produttiva globale, fenomeno che negli ultimi anni ha inciso pesantemente sulla competitività delle acciaierie europee, soprattutto a causa dell’afflusso di prodotti siderurgici a basso costo provenienti dai mercati asiatici.
Le nuove regole sostituiranno l’attuale regime di salvaguardia in scadenza il 30 giugno 2026 e introdurranno una drastica riduzione dei contingenti tariffari. Le importazioni di acciaio che potranno entrare nel mercato europeo senza dazi verranno limitate a circa 18,3 milioni di tonnellate annue, con un taglio vicino al 47% rispetto ai livelli precedenti.
Superata tale soglia, scatterà automaticamente un dazio del 50%, il doppio rispetto all’attuale aliquota del 25%.
Tra le novità più significative figura anche il rafforzamento della tracciabilità dell’acciaio importato. Viene infatti introdotto il principio del “melt and pour”, secondo cui l’origine dell’acciaio è determinata dal luogo in cui viene inizialmente fuso e colato. La misura punta a evitare pratiche elusive attraverso lavorazioni minime effettuate in Paesi terzi per aggirare i dazi europei.
Il nuovo regolamento, una volta approvato formalmente dal Consiglio europeo, entrerà in vigore il 1° luglio 2026, segnando un cambio di approccio nella politica commerciale europea, sempre più orientata alla difesa strategica delle produzioni interne.
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